Preferenze tariffali per i Paesi in via di sviluppo

Segreteria di Stato dell’economia

L'essenziale in breve

La Svizzera si avvale della possibilità prevista dall’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) di derogare alla clausola della nazione più favorita, concedendo unilateralmente preferenze tariffali ai Paesi a reddito medio nell’ambito del sistema di preferenze generalizzate (SPG). L’SPG sostiene gli obiettivi dell’Orga-nizzazione mondiale del commercio (OMC) che mirano a consentire ai Paesi in via di sviluppo di beneficiare della crescita del commercio internazionale attraverso un accesso preferenziale ai mercati dei Paesi industria-lizzati. La Svizzera accorda a questi Paesi agevolazioni parziali o totali su una selezione di voci di tariffa. L’SPG svizzero si distingue dall’SPG dell’Unione europea, che subordina la concessione di preferenze tariffali speciali a requisiti di sostenibilità. In applicazione di una decisione ministeriale dell’OMC, dal 2007 la Svizzera concede ai Paesi meno avanzati (PMA) l’esenzione da dazi e contingenti. Nel 2023 le esenzioni dai dazi doganali am-montavano a 56 milioni di franchi per i Paesi a reddito medio e a 92 milioni di franchi per i PMA. A seguito dell’abolizione da parte della Svizzera dei dazi industriali nel 2024, il volume delle preferenze tariffali è passato da 148 a 78 milioni di franchi. A fine gennaio 2025, 12 anni dopo l’ultima revisione, il Consiglio federale ha adeguato l’elenco dei Paesi beneficiari.

Il Controllo federale delle finanze (CDF) ha esaminato il valore aggiunto e l’utilizzo delle preferenze tariffali nonché la loro coerenza con gli impegni della Svizzera in materia di cooperazione allo sviluppo. I risultati della verifica evidenziano la scarsa utilità delle preferenze tariffali unilaterali. La loro ragion d’essere è notevolmente diminuita con l’abolizione dei dazi industriali e il loro valore aggiunto è limitato a singole categorie di prodotti. Le esenzioni vanno a beneficio solo di alcuni Paesi in via di sviluppo. L’SPG è utilizzato principalmente da Paesi a reddito medio con livelli di sviluppo agricolo avanzati. Il CDF chiede una maggiore proattività da parte della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e una maggiore trasparenza e coerenza nella gestione delle preferenze tariffali.