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Rapporti annuali

DokumentWir haben das Ergebnis unserer Arbeit in unseren Jahresberichten zusammengefasst. Hier finden Sie diese Jahresberichten seit 1997.

L’attuale squadra direttiva del Controllo federale delle finanze (CDF) è alla guida da sei anni, i tempi di un primo mandato. Al momento di tracciare un bilancio, molte osservazioni sono state lette e interpretate in merito alla pubblicazione dei rapporti, alla presenza mediatica, alle risorse del CDF e anche al tono delle nostre pubblicazioni.

Le questioni formali sono importanti: è il tono che fa la musica, questo l’abbiamo capito. Le questioni formali sono state le protagoniste e hanno calamitato l’attenzione. Al proposito, la Delegazione delle finanze delle Camere federali ha preso una posizione chiara sulla prassi di pubblicazione del CDF nel suo ultimo rapporto di attività: «La Delegazione delle finanze ritiene che, attraverso le misure che ha attuato, il CDF abbia chiaramente migliorato le sue pratiche di informazione e di pubblicazione. (…) La DelFin si oppone al fatto che il CDF limiti ulteriormente la sua autonomia in materia di informazione.»

Mettiamo ora da parte le questioni formali e veniamo al contenuto, altro tema d’importanza cruciale. Per i contribuenti, probabilmente è molto più grave che il CDF svolga verifiche perfette su temi insignificanti o che ignori rischi importanti rispetto al contenuto dei nostri thread di Twitter.

Dunque: che cosa abbiamo fatto e raggiunto in questi sei anni? Quali priorità hanno caratterizzato il nostro operato?

Le imprese pubbliche sono state la nostra prima priorità. Le abbiamo sottoposte a verifica in modo sistematico, strutturando la nostra attività di verifica in tre assi strategici: il primo per verificare che gli strumenti di governance siano attuati e funzionino correttamente. Così non è stato per RUAG e la Posta, dove abbiamo riscontrato, rispettivamente, lacune nella gestione della compliance e nella gestione dei rischi. Da allora, la situazione è nettamente migliorata. Il secondo asse strategico era incentrato sulle verifiche dei sistemi informatici d’importanza nazionale, ad esempio della sicurezza informatica nelle gallerie delle FFS, del sistema di fatturazione svizzero NOVA o, nel settore militare, della sicurezza informatica della RUAG. Inoltre abbiamo analizzato i rapporti tra la Confederazione e le sue imprese. Il CDF ha condotto verifiche sul raggruppamento dei servizi di controllo del traffico aereo civile e militare presso Skyguide o sui sussidi versati alle FFS. Il nostro obiettivo è garantire che il denaro destinato a un progetto preciso non sia impiegato in un altro. Le verifiche svolte nelle imprese federali hanno ovviamente suscitato qualche reazione. La RUAG ha fatto appello a una perizia giuridica pronunciata a Zurigo nel 2016 per tentare, invano, di sottrarsi alla verifica. Per quanto concerne Swisscom, ancora prima che la nostra prima verifica sulla gestione dei rischi giungesse al termine, è stata presentata una mozione parlamentare per impedire di sottoporre Swisscom a nuove verifiche.

Il punto forte del CDF? Siamo l’unico organo che può legalmente verificare sul posto, anche all’estero, se la situazione delle imprese parastatali corrisponde a quella descritta nei rapporti redatti per il Consiglio federale e il Parlamento. Ad esempio, per la RUAG ci siamo recati in Ungheria e in Germania, per la Posta in Francia e nel Principato del Liechtenstein. Per noi si tratta di un vero e proprio lavoro sul terreno ed è anche l’approccio che abbiamo privilegiato negli ultimi anni per le verifiche sui sussidi. Questa è stata la seconda priorità. Siamo andati dai beneficiari di aiuti finanziari della Confederazione per verificarne le modalità di utilizzo, ad esempio presso un’impresa di trasporti, una fondazione come Pro Senectute, un’organizzazione non governativa attiva in Africa o un laboratorio incaricato di controllare la qualità del latte.

Terzo asse strategico degli ultimi sei anni: la criminalità economica. Nel 2015 abbiamo notato che numerosi uffici e organi federali svolgono un ruolo essenziale per contrastare questo tipo di criminalità. Per identificare una decina di tematiche adatte alle verifiche ci siamo basati su un’analisi affidata all’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi. Abbiamo esaminato, tra l’altro, la gestione dei beni sequestrati, la qualità dei dati del registro di commercio, l’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, il commercio dell’oro, il funzionamento dei tribunali federali, i compiti specifici dell’Ufficio federale di polizia o la restituzione degli averi dei potentati. In sei anni abbiamo delineato lo stato della situazione, che evidenzia un potenziale di miglioramento considerevole.

La truffa non è però un ambito riservato ai criminali in giacca e cravatta; anche gli abusi nelle assicurazioni sociali sono stati al centro della nostra attenzione. Un’analisi dei rischi svolta con i nostri partner cantonali ha messo in evidenza i rischi preminenti e le verifiche da svolgere. Dopo alcuni tentativi poco concludenti, abbiamo deciso di potenziare la nostra capacità in termini di analisi dei dati, il modo più efficace a livello federale per identificare gli abusi del sistema e combatterli.

Su incarico della Delegazione delle finanze, un quarto filone ha posto l’accento sugli uffici trasversali. Per tre anni, il CDF ha sistematicamente sottoposto a verifica gli uffici federali incaricati della gestione delle finanze, del personale e dell’informatica, nonché della gestione dei rischi, della logistica e degli immobili. L’obiettivo era verificare che tali uffici non si limitino a emanare direttive, ma garantiscano altresì l’applicazione di queste ultime e dispongano di un sistema sanzionatorio se constatano anomalie. Questo è l’unico ambito in cui non siamo riusciti a conseguire un miglioramento. Nonostante le nostre ferme constatazioni, il Consiglio federale difende la gestione dipartimentale dell’Amministrazione federale senza sorveglianza o controllo globale e non intende potenziare le competenze degli uffici trasversali. Ad esempio, il rispetto delle regole di sicurezza informatica o delle procedure di acquisto continuerà a essere appannaggio dei sette segretariati generali.

L’ultimo filone di questo mandato ruotava sui progetti informatici. Dopo il clamoroso fallimento del progetto INSIEME sono state prese diverse misure, tra cui verifiche regolari da parte del CDF di progetti informatici strategici. Si tratta di un compito che mobilita risorse importanti, ma giustificate sia sotto il profilo dell’entità dell’investimento sia sotto il profilo del potenziale di risparmio legato a tali progetti. Ne è un esempio il programma DaziT dell’Amministrazione federale delle dogane. È, questa, una trasformazione non soltanto informatica: infatti definisce i processi interni, semplifica le procedure amministrative, ma anche l’interazione tra le dogane, l’economia e i privati. Ciò tuttavia non è possibile se manca la volontà di rimettersi in discussione. Il programma SUPERB sarà una prova interessante in questo senso. La trasformazione dei processi di supporto dell’Amministrazione federale potrà essere realizzata soltanto se una governance sovra-dipartimentale si imporrà sulla tradizionale gestione dipartimentale dell’Amministrazione. In caso contrario, si spenderanno centinaia di milioni di franchi senza una reale utilità.

Seguiamo con attenzione l’evoluzione della situazione e continueremo anche in futuro ad adeguare costantemente la nostra attività all’evoluzione dei rischi.

Grazie a tutti coloro che sostengono il nostro lavoro!

Comunicato stampa

Rapporto annuale 2019

Informazioni:

Michel Huissoud, direttore del CDF, tel. 058 463 11 11

Nel 2008 non vi era ancora una norma legale che obbligava gli impiegati della Confederazione a denunciare alla giustizia i crimini e i delitti constatati nell’esercizio della loro funzione. Una lacuna che gli esperti del GRECO, il Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, hanno rilevato all’epoca nel loro rapporto di valutazione sulla Svizzera.

Per colmare questa lacuna l’Ufficio federale di giustizia, in stretta collaborazione con l’Ufficio federale del personale e il Controllo federale delle finanze (CDF), ha introdotto il nuovo articolo 22a della legge sul personale federale (LPers), entrato in vigore il 1o gennaio 2011, che prevede l’obbligo di denunciare i crimini e i delitti perseguibili d’ufficio. In virtù del suddetto articolo, il whistleblowing è stato ancorato a livello di Amministrazione federale ed è stato riconosciuto il diritto per gli impiegati della Confederazione di segnalare altre irregolarità constatate. Due sono gli aspetti importanti in questo contesto: il denunciante in buona fede non può per tale motivo essere penalizzato sul piano professionale e la segnalazione va trasmessa al CDF.

Il fatto di ancorare questa disposizione alla LPers presenta tuttavia un inconveniente: la disposizione non è applicabile alle persone assunte secondo le disposizioni del Codice delle obbligazioni (ad es. al personale di RUAG, La Posta o a parte del personale delle FFS). In tutti questi casi il CDF accoglie di buon grado le segnalazioni e le tratta in modo confidenziale ma, non essendoci una protezione stabilita per legge, non può tutelare l’informante in buona fede dal licenziamento abusivo.

Dal 2011 il numero delle segnalazioni è costantemente aumentato, soprattutto da quando è stata attivata la piattaforma informatica www.whistleblowing.admin.ch. Il sistema informatico garantisce infatti il trattamento delle denunce in forma anonima. Le segnalazioni provengono sia dagli impiegati dell’Amministrazione federale sia da persone esterne che sono testimoni di irregolarità.

Per il CDF trattare queste informazioni non è semplice: occorre vagliarle e verificarne la plausibilità in loco e in maniera critica. Alcune segnalazioni potrebbero infatti essere state fatte con l’intento di nuocere a una persona. Inoltre è necessario individuare il momento opportuno per avviare un eventuale procedimento penale ed evitare di intralciarlo allertando gli autori dell’infrazione. In ogni caso non bisogna fare nulla che possa mettere in pericolo il denunciante. Infine è indispensabile non trascurare informazioni che potrebbero rivelarsi importanti in seguito.

A differenza di quanti alcuni temono, questo sistema non istituisce affatto uno «Stato di polizia». Esso permette invece alla popolazione di partecipare in modo fattivo alla vigilanza della propria amministrazione e offre al contempo l’opportunità di verificare ed eventualmente confutare certe accuse.

Ecco alcuni esempi concreti. A seguito di diverse segnalazioni, il CDF ha esaminato la gestione finanziaria della Polizia dei trasporti FFS. La buona notizia è che non siamo di fronte a un caso analogo a quello di AutoPostale. Gli errori contabili non sono della stessa portata e il trasferimento di oneri è avvenuto a favore e non a sfavore dei settori sussidiati delle FFS. Altro esempio: i margini della RUAG. A seguito delle accuse di un whistleblower pubblicate sulla stampa, la RUAG ha chiesto al CDF di effettuare una verifica dei conti. Tale verifica dovrebbe chiarire una volta per tutte la questione della redditività delle vendite della RUAG alla Confederazione.

Per il CDF la fase di cambiamento non è ancora conclusa. Nel 2013 le corti dei conti di vari Stati hanno adottato una nuova norma che disciplina il loro rapporto con i cittadini. È stato appurato che instaurare un dialogo tra l’organo di controllo e i cittadini accresce la fiducia verso le amministrazioni pubbliche.

In linea con la più autentica tradizione svizzera, intendiamo promuovere tale dialogo offrendo al pubblico l’opportunità di fornire un contributo o di partecipare al nostro lavoro. Il nostro compito è garantire che il denaro dei contribuenti sia speso in modo efficace ed evitare gli sprechi. Siamo chiamati a esercitare la vigilanza su molti ambiti. Se avete domande che ritenete importanti o avete dubbi sulla gestione di un sussidio o di un progetto, contattateci per e-mail (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Provvederemo a integrare le informazioni pervenute nelle nostre analisi e valuteremo l’eventualità di condurre una verifica nell’ambito in questione.

Grazie a tutti coloro che sostengono il nostro lavoro!

Comunicato stampa

Rapporto annuale 2018

Informazioni:

Michel Huissoud, direttore del CDF, tel. 058 463 11 11

Il Controllo federale delle finanze (CDF) svolge un’attività di revisione ampio. Solo pochi sanno che va ben oltre l’ambito dell’Amministrazione federale. Comprende anche i beneficiari che ottengono ogni anno 40 miliardi di sussidi e le società di cui la Confederazione ha una quota di maggioranza e altre organizzazioni che svolgono funzioni pubbliche.

Presi insieme, il tutto è il «campo di revisione » del CDF. Un campo che è delineato nella sua struttura con il mandato delle commissioni di controllo del Parlamento. Legalmente, la legge parlamentare si riferisce espressamente a quella del controllo finanziario. È un processo del tutto coerente, poiché il CDF assiste le Camere federali nei loro compiti di alta vigilanza.

L’ambito esiste ma in quali settori occorre intervenire? Attualmente circa la metà delle nostre risorse sono impegnate in mandati obbligatori, considerati fondamentali «musts» come la verifica dei vari conti annuali, dei progetti informatici chiave nonché della perequazione finanziaria nei Cantoni. Il resto delle nostre risorse sono allocate in base all’analisi annuale dei rischi effettuata dal CDF. Questi rischi sono di varia natura (frode, reputazione, spreco, utilizzo erraneo dei sussidi, rischi informatici ecc.). Essi esistono in Svizzera, ovviamente, ma anche all’estero e sono legati agli aiuti umanitari, ai sussidi versati ai Paesi dell’Est o alle attività delle filiali straniere della RUAG o della Swisscom.

Ciò solleva una domanda fondamentale: il CDF ha dimensioni sufficienti per coprire tutti questi rischi?

Stando a quanto ci insegna la storia del CDF, la risposta è negativa. Dalla fondazione 140 anni fa, la nostra istituzione ha visto le sue dimensioni ridursi rispetto a quelle dell’Amministrazione centrale federale. L’aumento del personale e del volume finanziario della Confederazione richiederebbe un organico di circa 160 persone, esclusa la vigilanza delle imprese di quale la Confederazione tiene la maggioranza di partecipazione. Attualmente il CDF impiega «soltanto» 110 collaboratori.

Confrontando la situazione anche a livello internazionale, il CDF chiaramente non rientra tra le Corti dei conti che hanno personale in esubero. Nei Paesi europei di dimensioni analoghe a quelle della Svizzera, i nostri colleghi impiegano rispettivamente 254 persone in Danimarca, 323 in Austria e 550 in Belgio, che come la Svizzera, ha la stessa particolarità di un’Amministrazione multilingue.

Tuttavia, la vera domanda da porsi è quale sia la copertura dei rischi accettabile per le due istituzioni per cui lavoriamo: il Consiglio federale e il Parlamento.

Possiamo soltanto abbozzare delle risposte a questa domanda. Dal 2014 il Parlamento ha sostenuto la direzione del CDF secondo la quale le proprie risorse sono insufficienti per garantire una copertura accettabile dei rischi. È stato possibile esaminare meno della metà dei rischi principali. Da allora, i risultati delle nostre verifiche e i fatti odierni hanno rivelato un’altra realtà: i rischi di frode e quelli informatici sono tuttora coperti in modo rudimentale. Le competenze interdipartimentali di vigilanza insufficienti contribuiscono anche ad aumentare tali rischi, in particolare nell’ambito degli acquisti e dell’informatica.

Nel 2015 e 2016 gli 11 posti supplementari accordati al CDF hanno permesso di effettuare verifiche relative a progetti informatici chiave. Nello stesso periodo l’elenco di questi progetti è passato da 13 a 19. Inoltre, sono state effettuate le prime verifiche all’interno delle imprese della Confederazione. Leggendo i relativi rapporti si evince che le nostre scelte erano giustificate ma sono state purtroppo eseguite a discapito di verifiche concernenti i sussidi.

Il CDF richiederà una moderata prosecuzione della sua crescita nei prossimi anni in modo da coprire meglio i rischi. È utile ricordare che da dieci anni le verifiche del CDF hanno anche generato entrate per la Confederazione di circa mezzo miliardo di franchi, importo che copre ampiamente le spese della nostra istituzione.

Ringraziamo tutti coloro che sostengono il nostro lavoro!

Comunicato stampa

Rapporto annuale 2017

Informazioni:

Michel Huissoud, direttore del CDF, tel. 058 463 11 11